L'animazione all'interno di strutture residenziali e semi-residenziali per anziani

Inviato da massimo il 2 Marzo 2012 - 2:49pm

a cura della dott.ssa Chiara Menichetti

Quando ci soffermiamo sulla parola animazione, immediatamente, per prime, all'interno del nostro inconscio si fanno vive le immagini pubblicitarie legate al servizio animazione di viaggi o feste... per poi seguire vaghi ricordi di animazione rivolta ad adolescenti all'interno di un oratorio scalcinato o di diversi contesti ricreativi... comunque ci sovviene all'orecchio una lieve musica di sottofondo e la ricerca della contentezza almeno temporanea.
In una struttura per anziani spesso l'animazione è recepita come qualcosa in più che stride con il contesto quotidiano e che esiste perchè prevista normativamente... ecco perchè spesso ci si riferisce all'animazione di stampo religioso ( recita del rosario, sante messe..) come unico strumento di comunicazione con gli anziani.
In realtà lo strumento animativo all'interno delle strutture residenziali o semiresindenziali dovrebbe servire all'anziano per sentirsi accolto e ascoltato, indifferentemente dal contesto di provenienza o dalla patologia. E' dunque necessario che alla base di ciò vi sia il fondamento di una relazione di aiuto che contempli il rispetto per la condizione dell'ospite, valorizzi la persona, aiuti l'anziano ad inserirsi in struttura e agevoli i rapporti con gli altri, tessa e solidifichi i rapporti con l'esterno e pertanto con il territorio.
L'ultimo punto della relazione infatti, il rapporto con la community-care diviene fondamentale per la non ghettizzazione dell'anziano , la quale può avvenire soltanto se l'animatore in collaborazione con l'altro personale riesce a far comunicare la famiglia, le reti amicali, l'associazionismo e il territorio con la struttura stessa, ricostruendo così non soltanto un tempo precedente all'entrata in struttura, ma anche un tempo futuro, per quanto esiguo.

  • Famiglia
  • Reti amicali e Territorio
  • Associazionismo


Svariate volte può capitare di mistificare il messaggio storico per cui l'anziano è colui che detiene la saggezza; in realtà nelle strutture questa mistificazione a volte non aderente alla realtà ha prodotto atteggiamenti di sopportazione in tutto il personale operante che assai si distanziano dal sentimento del rispetto per l'essere umano. In rsa o nel centro diurno, l'essere anziano non è poesia: troppo spesso coincide con l'impossibilità a fare e ad essere.
Questo il primo ostacolo che l'animatore deve affrontare. Egli deve restituire un ruolo all'anziano e come si afferma in gergo tecnico “mantenere e potenziare le capacità residue”.
Certo è che troppo spesso ci si dimentica che non possiamo mantenere la capacità manuale di un ex falegname, con laboratori di decupage... perchè nel momento stesso in cui lo facciamo, almeno che l'ospite non abbia una passione propria per tale attività, io animatore non solo sto cercando di piegare l'ospite alle mie esigenze, ma sto anche togliendogli il ruolo, ( essenziale per ognuno al fine del proprio riconoscimento), che egli si era faticosamente creato nell'arco della sua vita.
Ciò ci spinge a dover osservare ogni anziano per un periodo che ci sia sufficiente ad orientarci nel suo passato, nei suoi bisogni presenti e nella tristezza inevitabile che anche il più burbero prova entrando in una struttura.
Ecco che diviene importante se non fondamentale la CAPACITA' DI ASCOLTO ATTIVO e di osservazione, anche del contesto familiare che spesso può accompagnare l'anziano in questo viaggio.
Varie sono le tecniche di approccio all'anziano. Da Tenere ben distante dall'operato dell'animatore è sicuramente lo stereotipo quella della cura intesa come medicalizzazione assoluta. Nei primi periodi di ambientazione dell'ospite sara' sicuramente utile far uso di vari percorsi narrativi , i quali agevoleranno sicuramente con il tramite dell'animatore la conoscenza con gli altri ospiti.
Ma come si pone l'animatore davanti ad un'organizzazione del lavoro che richiede flessibilità e adattabilita' ogni giorno variabili?
Pur Rispettando gli adempienti prescritti dalle normative e dai regolamenti delle diverse strutture, l'animatore non deve mai sottrarsi al rapporto umano, sia con l'ospite auto che con quello allettato, pertanto la sua programmazione del lavoro deve sempre prevedere momenti per l'uno e per l'altro, utilizzando sia momenti di colloqui singolo che di gruppo oltre ai diversi laboratori. L'animatore che riesce a creare una rete di rapporti con il territorio sarà sicuramente avvantaggiato anche in questo percorso, perchè lui stesso, per primo, anche se inconsciamente, non percepirà la struttura soltanto come il finale di una vita, ma anche come possibilità quotidiana di creare nuovi rapporti.

Il punto centrale del programma di lavoro è senz'altro il creare progetti che siano utili alla situazione esistenziale della vecchiaia e che perciò tengano ben presente che la condizione necessaria per la loro attuazione sia sempre quella di voler restituire al vecchio la dignità e un riconoscimento sia per se stesso che per gli altri.
Ecco perchè è importante in rapporto con la terza e quarta età tener ben presente questo promemoria, che seppur banale può frenarci dal porci come coloro che conoscono il da farsi.


Altri aspetti imprenscindibili dall'essere un buon animatore, sono sicuramente quelli relativi
allacomunicazione sia essa verbale che non ecco perchè è utile ricordare che:

  • La postura: Può essere eretta, rannicchiata e in ginocchio o distesa; ad ogni postura corrispondono differenti atteggiamenti degli arti e diverse angolazioni del corpo.Si è visto che una persona dominante tiene le braccia in posizione asimmetrica (per esempio, in tasca), oppure si inchina lateralmente e le gambe (una o entrambe) non si appoggiano al pavimento. La postura di sottomissione è, invece, meno eretta e col busto abbassato.
  • I gesti: con essi si trasmettono idee, emozioni e sentimenti. Con questa definizione si intendono i gesti delle mani, ma anche quelli delle gambe. L’ansia, inoltre, può essere comunicata da mani contratte, o tese ad aggrappare i braccioli di una sedia. La depressione è individuata da movimenti lenti e privi di enfasi; l’euforia da movimenti veloci, ritmici, affettuosi.
  • L’espressione del volto: la mimica facciale è un mezzo di comunicazione molto efficace a distanze ravvicinate. Alcuni movimenti possono essere involontari, così che tradiscono i veri sentimenti della persona.
  • Lo sguardo: i vari tipi di sguardo giocano un ruolo fondamentale nella raccolta e l’invio di informazioni e nell’instaurare relazioni con gli altri.

Si è constatato che, in un’intervista a due persone, quella che viene più osservata dall’intervistatore si considera la preferita, oppure, durante una conferenza, l’oratore tende a guardare più spesso coloro dai quali si sente gratificato, per esempio perché riceve cenni di approvazioneIl contatto corporeo: è la più antica forma di comunicazione, ed è la più importante per i bambini. Esso può aiutare a stabilire relazioni amichevoli o a esprimere aggressività, mentre alcune forme di contatto non implicano alcun particolare sentimento verso l’altro (i saluti, le congratulazioni).
il comportamento spaziale: comprende la vicinanza, l’orientamento, il comportamento territoriale e il movimento nell’ambiente.
Se, per esempio, una di due persone tende a diminuire la distanza con l’altra, significa che vorrebbe aumentare l’intimità. Se, poi, un soggetto intende iniziare un incontro con un altro, gli si avvicina; se, però, si avvicina troppo, l’altro si sentirà a disagio e si allontanerà.
I malati mentali, per esempio, hanno bisogno di un maggiore spazio personale, rispetto ad altre persone
Le vocalizzazioni non verbali: l’aumento del tono della voce, per esempio, è valutato come una manifestazione di allegria, mentre un abbassamento è negativo (la maggior parte delle persone depresse usa un tono basso). Un aumento eccessivo può esprimere rabbia ed ostilità.
Abiti, fisico ed altri componenti dell’aspetto esteriore: il tipo di abbigliamento dà precise informazioni riguardo alla personalità, allo status sociale, l’aggressività e così via.
Alcuni oggetti ed accessori, poi, servono ad indicare il gruppo di appartenenza o la professione (l’anello di matrimonio o di fidanzamento indica il legame affettivo).
Riassumendo, si possono verificare tre differenti evenienze:

  1. Nella struttura in cui l’animatore si trova a lavorare, non è mai esistita, prima d’allora,la sua figura professionale.
  2. Il professionista sostituisce o collabora con un collega già operante.
  3. Egli deve iniziare il proprio lavoro in una Casa di Riposo di nuova apertura.

Per procedere alla stesura di un programma vero e proprio di animazione, sarà, quindi, necessario procedere all’analisi dell’istituto in cui si opera: oltre a verificare ciò di cui sopra, occorrerà fare una visita preliminare, per conoscere il tipo di struttura, la disposizione dei locali, la composizione del personale, la tipologia degli ospiti ricoverati e lo schema di una loro giornata tipo.
Sarà, poi, di fondamentale importanza, convocare un incontro preliminare con le altre figure professionali, in modo da rendere chiaro a tutti il ruolo dell’animatore e la sua professionalità, impostare la possibilità di un lavoro di équipe e specificare gli eventuali dubbi, o annotare idee e impressioni: chiarendo, fin dall’inizio, il tipo di lavoro che s’intende svolgere e  sottolineando l’importante ruolo della collaborazione tra i dipendenti, si potrebbe rendere più semplice l’attuazione del servizio.
Riassumendo, l’analisi della situazione deve prevedere i punti seguenti:

  • Analisi dell’ambiente in cui si opera: istituzione, ambito geografico, ambito strutturale.
  • Possibili relazioni con altri ambienti del territorio.
  • Valutazione di capacità e possibilità dell’équipe di lavoro.
  • Valutazione dei fini da raggiungere.
  • Possibilità economiche.
  • Valutazione dei singoli e del gruppo di lavoro.