Da Kampala.

Inviato da massimo il 22 Novembre 2013 - 11:09am
“Decine di milioni di persone che hanno abbandonato la campagn affollando le città
mostruosamente espanse, senza però trovarvi né un proprio posto né un un'occupazione precisa. In
Uganda le chiamano bayaye. Si notano immediatamente poiché sono loro a formare la folla
cittadina, così diversa da quella europea. In Europa di solito si sta in strada per recarsi da qualche parte: la folla segue una sua direzione, un suo ritmo, spesso caratterizzato dalla fretta. Nelle città africane solo una parte delle gente segue questo comportamento: gli altri non vanno da nessuna parte, non hanno dove andare né perché. Ciondolano, si spostano seguendo l'ombra, stanno a guardare, sonnecchiano. Non hanno niente da fare, nessuno che li aspetti. Il più delle volte hanno fame. Il minimo incidente stradale, una lite, una rissa, l'inseguimento di un ladro li fa accorrere a frotte, perché questi oziosi curiosi di tutto, che non si sa che cosa aspettino né di che vivano, sono ovunque...” (Ebano, Ryszard Kapuscinski)
 

[inviato da Miriam D'Elia, Uganda, novembre 2013]

È proprio questa la sensazione principale che non smetto di provare da quando sono arrivata. Ogni
mattina, ogni sera, ogni giorno, c'è sempre qualcuno che cammina hai bordi delle strade. Cammina,
cammina, cammina..... E ogni volta mi chiedo dove tutta questa gente stia andando. Sì, c'è qualcuno
che va al lavoro, qualcuno che va a scuola, ma tutti gli altri? Quelli che stanno fermi in un angolo
per tutto il giorno? Tutte le donne che camminano con le ceste di banane in testa? Tutti i bambini
che sono per strada e che chiaramente non stanno andando a scuola?
Benvenuta a Kampala(*)! Qui si cammina!
Una città colorata, luminosa, ma anche contraddittoria ed enigmatica.
E' una città piena di traffico, di polvere, di inquinamento ma che riesce a dare il buongiorno ai suoi
abitanti con un cielo azzurro e limpido, che io ho visto solamente nelle nostre montagne.
E' una città divisa in due, i ricchi e i poveri. I primi in quantità decisamente minore dei secondi.
Non ci sono sfumature in mezzo. Kampala ha sette colline (Old Kampala, Makerere, Nakasero,
Kololo, Rubaga, Namirembe, Kibuli). Sulla sommità ci stanno i ricchi, compresi gli occidentali,
come per guardarsi da una cima all'altra, come per farsi l'occhiolino e ricordarsi quanto siano ricchi.
Sotto, in basso, ci sono tutti gli altri....quelli che vivono in baracche, case fatiscenti, capanne di
lamiera. Qui ci lavorano, ci mangiano e ci dormono.
E' una città che disprezza gli omosessuali, ma che considera propri fratelli coloro che arrivano dal
Kenia, dal Burundi, dal Ruanda, dal Congo, dalla Tanzania, e coloro che chiedono rifugio qui.
E' una città figlia del colonialismo, che ancora conserva e fa vedere il potere coloniale; ma è anche
una città tradizionale, con mercati, oggetti, vestiti e comportamenti tipicamente africani...
E' una Repubblica (l'intera Uganda), ma qui a Kampala ci sono ancora i segni di un regno antico e
potete, quello del Buganda.. che di fatto esiste ancora, ma ha solo poteri rappresentativi.
E io Muzungu (cioè “senza pelle” in swahili)!......se per caso me lo dimenticassi che sono bianca,
c'è sempre qualcuno che me lo ricorda, che così mi saluta “Ehi Muzungu!” “Muzungu, you need a
boda?”, ecc.
Muzungu nell'abbigliamento, nella ricchezza, nella pelle, nella zanzariera del letto, nello spray
contro le zanzare, nella lingua..... Ma soprattutto dentro di me, quando mi guardo attorno e penso a
quanti muzungu, colonialisti, missionari, esploratori, antropologi, Ong, aiuti umanitari abbiano
negli anni passati plasmato questo continente.
Per il resto sto bene, mi sto piano piano ambientando. Vivo in un ostello circondato da baracche, a
volte anche da capre, da venditori di cibo di strada e da negozietti vendi-tutto. Ho due amiche dai
nomi improponibili: Happy da Arusha (Tanzania) e Imy (ugandese) che studiano giornalismo e che
mi fanno sbellicare dalle risate. Un amico antropologo e sua moglie che mi trattano come una
sorella. Mangio riso, carne, banane in tutte le salse e chapati. Faccio lunghe camminate anche io, ai
bordi delle strade, rischiando di essere presa sotto da qualche boda boda. Cerco di preparare la mia
ricerca, contattando l'UNHCR e altre due associazioni congolesi..mentre al confine con il Congo
continuano a scappare migliaia di persone..Vado in giro con la torcia perché è da tre giorni che
Kampala è senza elettricità.
Tutto questo per dirvi quanto mi mancate...ma anche qui mancano tante cose! Perciò, nella
mancanza, io e questa città ci completiamo.
 
 
(*) In lingua Luganda “Kasozi ka Impala” o “collina delle antilopi”. Questo perchè i Re che vivevano sulle colline di Kampala allevavano le antilopi intorno ai loro palazzi.