Da Treggiaia alla Jugoslavia. Fino a Lari

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Timante ricorda che la sua famiglia era molto povera; abitavano a Treggiaia, un piccolo paesino nei dintorni di Pontedera, e racconta un episodio che descrive la loro condizione: erano gli anni ’30 e lui aveva sui tredici anni; era un pomeriggio e aveva tanta fame, così, passando vicino a un cane che stava rosicchiando un pezzo di pane, lui, svelto, svelto, glielo rubò e lo mangiò.
La sua vita ha uno sfondo importante: quello politico. Già da bambino è in qualche modo influenzato dalla politica, dato che suo padre è uno dei primi membri del PCI.
Ricorda che il babbo aveva bisogno di lavorare, ciò nonostante ha fatto sempre studiare il figlio che è andato a scuola un anno prima perché amico del maestro. Per lui però questo fatto di studiare con bambini più grandi è sempre stato un handicap, perché si sentiva un po’ diverso. Ha preso la licenza della scuola termica anche se è sempre andato a scuola senza comprare i libri perché costavano troppo, così ascoltava solo le spiegazioni.
Finita la scuola, incomincia a lavorare alla Piaggio per 35 centesimi l’ora. Nel 1938, a diciassette anni, conosce una ragazzina di 14 anni, Alba, che diventerà, dopo otto anni di fidanzamento, sua moglie. Lei è di Romito e, successivamente, nel periodo della guerra, verrà sfollata a Montecalovoli, di là d’Arno, mentre Timante abitava ancora a Treggiaia, di qua d’Arno, e così – dice lui – “c’era un fiume a dividerci”.
Lavora alla Piaggio fino al 1940, poi viene reclutato come militare di leva in aviazione. Prima viene mandato a Benevento, poi a Napoli e infine a Bari al comando di zona. Quando era militare a Bari viene inviato a fare il capolavoro al siluruficio di Fiume alla Whiteead (Moto Fides).
E’ stato a lavorare nello stabilimento fino all’agosto del 1943 quando è tornato a casa per un periodo di ferie, ma data la situazione burrascosa causata dalla guerra, è rimasto in Italia.
L’8 settembre ’43 – data fondamentale per la storia e per la sua vita - Badoglio fa l’armistizio con inglesi e americani e Timante, con i suoi amici, si trova davanti ad una scelta: o con i fascisti o con i partigiani. Scelse di stare con i partigiani e aspettò così la liberazione da parte degli americani avvenuta nel ’44. Formarono così un gruppo di partigiani che riuscì anche a far disertare 5 militari delle SS e un carrista, i quali si misero dalla loro parte e si nascosero con loro nei boschi di tutta la zona. Di questo periodo ricorda con commozione un episodio in particolare: quando trovarono due soldati tedeschi nel letto di sua mamma; subito il suo gruppo partigiano circondò la casa e lui disse al carrista, che sapeva l’italiano e il tedesco, di chiedere loro se ce l’avevano a casa una mamma, se sì allora avrebbero potuto capire cosa stava provando lui in quel momento; il carrista riferì e tutto si risolse in via amichevole e i tedeschi se ne andarono.
Finita la guerra fu chiamato dal capitano Ruffo dell’esercito americano che lo autorizzò a requisire tutte le armi per un raggio di 16 km per poi consegnarle direttamente a lui.
Il 14 settembre del 1946 si sposò con Alba e tornarono a Treggiaia, lui, che nel frattempo aveva ricominciato a lavorare alla Piaggio, decise di trasferirsi di nuovo a Fiume, perché amava quella città e quel lavoro. Dopo poco lo raggiunse anche Alba, che era incinta. Vi arrivarono clandestini ma poi normalizzarono la loro condizione lì perché entrambi lavoravano: lui al siluruficio e lei al cantiere navale.
Alba partorì a Fiume in una bella villa dove partorivano tutte le matrone fiumane.
In quel periodo in Jugoslavia c’era Tito. E si era formato il Cominform, che condannava Tito, e gli italiani venivano bersagliati perché erano dalla parte del Cominform. Anche Timante fu messo in prigione (anche se lui non era esplicitamente contro Tito), ma lo fregò il fatto di essere membro di un Cruscoc, circolo letterario comunista, e quindi fu tenuto un anno ai lavori forzati. Ricorda questo anno con dolore e come il periodo più duro della sua storia. Dopo qualche mese dall’inizio della sua prigionia (siamo nel ’49) Alba torna col figlio in Italia.
Poi – ha detto – “come tutte le cose anche queste finiscono” ed è stato scarcerato ed a lavorato ancora 6 mesi in una fabbrica a Fiume, poi finalmente è riuscito a tornare in Italia dalla famiglia.
Nel ’51 comincia così un nuovo capitolo della sua vita e inizia a lavorare a Massa alla Pignone, dove viene assunto come operaio qualificato ma riscuote due buste paga al mese (quanto un operaio specializzato). A fine anno però si licenzia, perché gli offre lavoro un amico nella sua officina a Pontedera, anche se prendeva il massimo della paga, il premio e aveva la mensa gratis a pranzo e a cena. Il direttore lo chiama dispiaciuto e gli dà 50000 lire di premio, anche se come uomini non si stimavano a vicenda dato che il direttore era fascista e Timante no!
Così va a lavorare nell’officina del suo amico, mentre Alba era impiegata alla Piaggio. Da Treggiaia già qualche anno si erano trasferiti a Pontedera e lì sono rimasti finchè il 14 settembre 1996 (data delle loro nozze d’oro!), non sono approdati alla casa di riposo Belvedere di Lari. Una targhetta testimonia il loro ingresso, con i migliori auguri per il traguardo così importante che hanno raggiunto insieme: cinquant’anni di matrimonio. 

Autorizzazione trascrizione
Non espressa

Casa di Riposo Belvedere
via Belvedere, 29
Lari, Pisa PI
Italia